Sul Campeggio Passamontagna del 19-23 Settembre

27 settembre 2018 Non attivi Di passamontagna

 

Sono stati cinque giorni di discussioni, assemblee, iniziative.

Cinque giorni dove in più di 300 persone provenienti da varie parti d’Europa e non abbiamo vissuto insieme, condividendo analisi, pratiche e riflessioni frutto delle proprie esperienze.

Ci siamo spostati tra due luoghi di frontiera, tra quei monti che qualcuno ha deciso rendere zona di controllo e selezione, zona di confine. Che come tutte le frontiere separa, seleziona e uccide.

Tra queste montagne decine di persone al giorno si ritrovano costrette a camminare per chilometri, fuggendo dalle varie polizie, nel tentativo di arrivare in Francia perché ogni altra forma di spostamento gli viene preclusa.

Tra queste montagne dove invece passano centinaia di camion e treni-merce senza problemi né controlli, dove si stanno spendendo i miliardi nel tentativo di costruzione del TAV, dove c’è un tunnel facilmente attraversabile per chi ha soldi e documenti.

È perché non crediamo in questo sistema di controllo e gestione, in questo dispositivo fatto di frontiere sociali ed economiche ovunque, che ci siamo voluti prendere del tempo per riflettere insieme a come combatterlo.

In questa epoca storica dove nuove barriere e fascismi sorgono ovunque, dove i vari governi attuano politiche securitarie e di esclusione, aumentano le retate, i CPR e le deportazioni degli “indesiderati”, sentiamo il bisogno di orgnaizzarci meglio.

Individui e collettivi italiani, francesi, tedeschi, svizzeri, sloveni, turchi, spagnoli, greci etc si sono confrontati sulle radici e le conseguenze dell’attuale sistema di esclusione, sul concetto di solidarietà, e “accoglienza”. Su metodi di organizzazione e sul ruolo della comunicazione. Sulla lotta al controllo d’identità, dato che (tra l’altro) per due giorni le strade di accesso al campeggio erano tutte sorvegliate da blocchi di polizia e digos che schedavano ogni persona con foto e perquisizioni.

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Venerdì 21 era previsto un corte a Bardonecchia, un corteo contro le frontiere. Perché Bardonecchia è città di frontiera, città dove vengono respinti tutti coloro che cercano di andare in Francia in treno, dal Frejus, o a piedi senza il pezzo di carta considerato “giusto”. Un corteo che si voleva contro il fatto che merci e soldi passano liberamente ogni barriera e le persone invece sono selezionate e respinte.

Non abbiamo fatto quel corteo.

Il giorno prima il sindaco di Bardonecchia, Avato, si era speso per allarmare i suoi cittadini del pericoloso corteo contro le frontiere. Consigliava a tutti di chiudersi in casa al fine “di agevolare al massimo le attività di controllo delle forze di polizia operanti sul territorio”. Ossia: 25 camionette di polizia e carabinieri, almeno 10 macchine/jeep degli stessi, due idranti e innumerevoli digossini appostati ovunque. Bardonecchia era totalmente militarizzata e deserta, tutti i parcheggi lasciati liberi per le macchine di polizia e i negozi chiusi. Dall’altra parte della frontiera, 10 camionette della gendarmeria francese si erano appostate nel timore che tentassimo di svalicare.

Non volevamo cadere nel gioco della rappresentazione di piazza, inquadrati a panino da tutta la polizia presente, senza riuscire a muoversi né a parlare con nessuno perché la città era stata resa appositamente deserta. Non volevamo diventare attori di un teatrino inutile.

Abbiamo scelto di non andare e non facilitare il loro gioco mediatico e politico. Scegliamo noi quando muoverci o attaccare.

Una settantina di persone sono andate a fare una passeggiata a Bardonecchia con un megafono per raccontare la situazione, seguiti da numerosa sbirraglia.

La città è stata di fatto bloccata per l’intera giornata dalle forze di polizia, e di soldi lo Stato ne ha spesi eccome. Per il nulla. È sempre qualcosa.

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Sabato 22 ci siamo spostati con un corteo di macchine a Claviere, per continuare il campeggio. Abbiamo fatto una sosta a Oulx, città dove si ferma il TGV che va in Francia, per fare qualche intervento al megafono. Poi abbiamo montato l’accampamento.

Claviere è proprio in frontiera. La polizia francese arriva all’ingresso della cittadina a scaricare i “migranti” catturati e fa ronde continue sui sentieri e sulle strade che arrivano in Francia. È dove c’è Chez Jesus, un rifugio occupato autogestito che fà solidarietà diretta a tutte le persone di passaggio, dando uno spazio libero e il tempo per organizzarsi meglio a chi vuole passare questa frontiera e a chi vuole lottarla. Conosciamo bene le violenze della polizia sulle persone di passaggio (minacce, pestaggi, furti) così come vogliamo combattere quel dispositivo territoriale che permette solo ai ricchi di passeggiare liberamente tra quei terreni mentre i “migranti” sono cacciati e rincorsi.

Il 22 siamo andati a fare una passeggiata sui campi da golf. Quei campi, quelle «18 buche transfrontaliere» attraversate ogni giorno da decine di golfisti. D´inverno quegli stessi terreni diventano piste da sci calpestate da centinaia di sciatori che nemmeno si accorgono di passare quella linea immaginaria chiamata frontiera.
Il campo da golf è diviso a metà. Il golf club Claviere è presieduto dalla famiglia Lavazza, proprietari della multinazionale del caffè che ha creato il proprio impero sullo sfruttamento delle risorse umane ed ambientali delle colonie in latino america ed in Africa; la parte francese è gestita dal Comune di Monginevro.

L’accesso a quei campi super curati è vietato a chiunque non voglia pagare per camminare in montagna. Di notte come di giorno, militari e polizia pattugliano i campi da golf e i boschi attorno a caccia di migranti. Interessi privati e nazionali si intrecciano sui prati all’inglese tra Claviere e Monginevro.
Per ribadire la libertà di ognuno-a di spostarsi e vivere dove e come meglio crede, contro quelle multinazionali che si arricchiscono ovunque nel mondo sfruttando quegli stessi territori da cui le persone sono costrette a scappare, sabato 22 alcune centinaia di persone hanno occupato una parte dei campi da golf.
Quei terreni per ricchi sono diventati campo di gioco di sport popolari: partite di rugby, volleyball e frisbee si sono susseguite per qualche ora, accompagnati da musica improvvisata.
La polizia francese si è schierata sui sentieri e sui campi per impedirci di continuare la passeggiata, tirando gas lacrimogeni e bombe stordenti.
La polizia italiana, addirittura fornita di un idrante, era schierata in protezione ai campi sotto.

Ogni volta che vengono sfiorati gli interessi dei più ricchi, il mondo mass mediatico produce un’alzata di scudi ed usa tutta la propria potenza per stravolgere la realtà e gettare valanghe di fango al fine di eliminare le possibili minacce. In queste montagne conosciamo perfettamente la strategia della creazione di un “nemico”. Ed è esattamente secondo questa strategia che la violenza di chi, in giacca e cravatta od in completino bianco, riduce all’osso decine di migliaia di persone e devasta con monoculture e pesticidi intere zone del globo, la violenza di quelle divise che cacciano ed inseguono chi tenta di proseguire il proprio viaggio, passa in secondo piano rispetto a qualche centinaio di persone che tentano di evidenziare e combattere queste contraddizioni inaccettabili. Le zolle di terra che sono state alzate all’interno del campo sono intrise del sangue di due ragazzi ed una ragazza che negli scorsi mesi, su questi sentieri, hanno perso la vita nel tentativo di proseguire il proprio viaggio.

Sabato sera abbiamo fatto festa, e domenica il bilancio e la chiusura del campeggio.

La polizia francese si è impegnata nello schedare tutte le persone che attraversavano la frontiera in quel giorno, arrivando a mettere in stato di fermo due persone per tutta una giornata.

La solidarietà non si arresta. La lotta alle frontiere e al loro dispositivo nemmeno.

Alcunx partecipantx al Campeggio Itinerante Passamontagna