AGGIORNAMENTO DALLE FRONTIERE

17 agosto 2019 Non attivi Di passamontagna

Come era stato annunciato dai giornali ad aprile,

nelle ultime settimane si è verificato un intensificarsi delle relazioni tra la polizia italiana e la polizia francese.


In primo luogo, una collaborazione sul controllo della frontiera:
due volte sono stati avvistati militari francesi a ispezionare il paese di Claviere e almeno tre volte la polizia italiana si é schierata con macchine o a piedi all’inizio di un sentiero che da Claviere (quindi in territorio italiano) porta in Francia, bloccandone l’accesso secondo parametri razziali, illegittimi anche secondo le loro leggi.

Non ci stancheremo di dire che OGNI SBIRRO É UNA FRONTIERA.

Un altro cambiamento é avvenuto nella modalità dei respingimenti.
Dallo sgombero di Chez Jesus -lo scorso settembre- fino a circa un mese fa, l’incontro tra polizia francese a italiana avveniva all’ingresso di Claviere, dove si trovava in permanenza un commissariato mobile per l’identificazione delle persone respinte.

Adesso invece chi viene trovato sui sentieri senza il pezzo di carta richiesto viene trattenuto dalla Polizia di frontiera francese in attesa dell’arrivo della polizia italiana, la quale, secondo testimonianze dirette, può farsi attendere fino a svariate ore dopo il fermo. La polizia italiana procede poi all’identificazione negli uffici della PAF (polizia di frontiera francese) creando probabilmente una situazione di controllo reciproco sul rispetto degli accordi tra i due paesi.

I tempi di detenzione si dilatano senza nessuna certezza sulla loro durata né su ciò che avverrà dopo il rilascio: il comportamento della polizia italiana infatti è totalmente arbitrario. A volte le persone si trovano lasciate a Claviere, a volte portate a Susa o a Bardonecchia o a volte lasciate nel bel mezzo della notte sulla statale a 10 km da Oulx.

L’intensificarsi della collaborazione tra Italia a Francia sembra chiarire che, nonostante la propaganda ebete salviniana, l’interesse del Decreto Sicurezza e Immigrazione, con l’abolizione del Permesso Umanitario, la chiusura dei centri di accoglienza e la riapertura di numerosi CPR, non é tanto quella di « liberarsi dei migranti » bensì sopratutto quella di mettere molte persone in condizioni di clandestinità e precarietà, rendendole cosi facile forza lavoro ricattabile e dipendente dai loro padroni, sotto la continua minaccia di finire in un CPR in caso decidano di non accettare queste condizioni.

La soluzione che resta a chi rimane senza documenti e non vuole cedere al ricatto di un lavoro sottopagato e precario é spesso di partire. Arrivano infatti testimonianze dalla Capitanata (una delle più gradi zone agroindustriali europee per l’esportazione di trasformati del pomodoro, in Puglia) dove i padroni ”lamentano” una diminuzione della forza lavoro.

“Laggiù i lavoratori devono pagare per vivere ed essere sfruttati perché ogni bisogno quotidiano é a pagamento. Si paga ogni pasto, come ogni notte passata in una tenda, anche il tragitto sul luogo di lavoro costa tra i 5 e i 10 euro al giorno, se non si possiede un auto. Ovviamente tutto per un salario miserabile. Ad aggiungersi, la pericolosità delle condizioni di lavoro che hanno già portato alla morte di diversi lavoratori, lasciate nella totale indifferenza” é la testimonianza di un uomo che, dopo 10 anni in Italia, ha deciso di andarsene. Lui come molti lavoratori che a causa di queste condizioni, e in più ritrovatisi davanti alle nuove complicazioni burocratiche per il rinnovo dei permessi e l’aumento del razzismo in strada, hanno deciso di migrare verso il nord europa.

I ricatti dello stato non fermano però chi si ribella alle leggi razziste. Ogni giorno le frontiera continua ad essere bucata da chi é determinato a continuare il proprio viaggio; dai CPR () e dai ghetti dei lavoratori nel Meridione () si muovono reazioni contro lo status quo.

In particolare dai detenuti nel CPR di Torino arriva la denuncia che nei pasti ci siano sedativi e per questo domandano cibo da chi é fuori:
Legumi precotti in tetrapack (vetro e lattine non sono ammessi e non c’é maniera di cucinare),frutta e verdura imballata, pasti pronti imballati, latte a lunga conservazione, e tutto ciò che può essere consumato senza bisogno di essere cotto e con un imballaggio non in vetro o latta. Per portare il cibo all’interno è necessario avere il nominativo di uno dei reclusi e la data di nascita.

 

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