SULLO SGOMBERO DI CHEZ JESUS

SULLO SGOMBERO DI CHEZ JESUS

14 ottobre 2018 Non attivi Di passamontagna

SULLO SGOMBERO DI CHEZ JESUS


Hanno sgomberato Chez Jesus.
14 camionette, verie macchine di polizia e carabinieri, il solito gregge numeroso di digossini impettiti. Sono arrivati per le 7.40 di mercoledì mattina. Hanno sfondato la porta con un ariete e un martello, e sono entrati.

Il prete che ci ha denunciato, Don Angelo Bettoni, n on si è fatto vedere. Il sindaco si, invece. Era con la polizia a ispezionare i locali mentre buttavano fuori vestiti, tavoli, coperte, i materassi restanti. Mentre arrivava la ruspa per prendersi le cose e mettevano le griglie alle finestre.
Ma si conosceva la posizione del sindaco, che da sempre voleva lo sgombero, in quanto Chez Jesus “minacciava le attività economiche del paese e faceva aumentare il flusso di migranti (rendendolo più visibile) dato che si dava cibo e posto per dormire.”

Hanno subito diviso, come secondo le loro categorie, quelli che considerano “migranti” e quelli che considerano “anarchici”, “No Border”, o come gli pare. I primi se li sono portati via, per un “controllo d’identità”, probabilmente alla questura di Bardonecchia. Pare che due di loro siano stati rilasciati perché “in domanda di asilo”. Il terzo, invece, ha ricevuto un decreto di espulsione.
Gli altri sono stati bloccati per ore tra cordoni di polizia e hanno ricevuto una denuncia.

Ci hanno sgomberato perché, come approvato all’unanimità dal Consiglio della Città Metropolitana di Torino il 5 ottobre, bisogna “restituire alla Politica vera” il “tema dell’immigrazione” (cit. Monica Canalis, consigliera PD, direzione marketing Intesa Sanpaolo). Che significa, come esplicitato dal nuovo decreto sicurezza-immigrazione di Salvini, il controllo e la gestione totale di chi arriva in Italia senza il documento considerato “giusto”. Significa rendere “illegali” nuove migiaia di persone grazie alla eliminazione della Protezione Umanitaria. Significa più retate, centri di detenzione, deportazioni.
Vogliono dei nuovi schiavi, disposti a lavorare per niente, sotto la minaccia costante del documento o del CPR. E che se provano a ribellarsi si vedranno bloccata o revocata la richiesta di asilo, dato che ormai anche solo partecipare alle manifestazioni significa essere categorizzato “soggetto pericoloso”.

Chez Jesus si è sempre opposto a ogni forma di selezione e controllo. In quel rifugio, nessuno chiedeva i documenti, nessuno gestiva, nessuno controllava. Era uno spazio per organizzarsi insieme contro le frontiere, chi le vuole oltrepassare e chi le vuole distruggere, in modo libero e autogestito, affinché ciascunx potesse scegliere dove e come vivere, senza che una frontiera spezzasse vite e scelte. Lontano dal business dell’accoglienza e dell’espulsione, lontano dal business dei passeur.

Anche il vescovo di Susa, A. B. Confalonieri, ha espresso la sua soddisfazione per l’operazione di sgombero svolta dalle alle forze di polizia. É un prete che ci ha denunciato. È con la Chiesa che la Prefettura ha preparato lo sgombero, pulendosi la faccia con l’apertura di un posto a Oulx. E come ricorda lo stesso vescovo, “la chiesa valsusina ha collaborato con altri enti per aprire il nuovo centro di accoglienza di Oulx, più adatto alle esigenze degli stranieri”. Ossia: un luogo aperto dalle 20 di sera alle 8 del mattino a 15 chilometri da quella frontiera che chi vuole andare in Francia cerca di attraversare e dove le persone vengono respinte.

La Chiesa possiede circa il 20% del patrimonio immobiliare presente in Italia, per un valore di circa mille miliardi di euro. Un impero del mattone, in pratica. Una multinazionale immobiliare, piena di strutture e soldi.
Che da una parte si fa propaganda con la sua retorica “dell’accogliere”, dall’altra sgombera un sottochiesa che ha dato rifugio a migliaia di persone in questi quasi 7 mesi.

Anche per questo hanno sgomberato Chez Jesus. Questione di soldi, oltre che politica.
E sono tutti contenti. Lo Stato francese e le sue guardie, che riescono a tenere meglio sotto controllo il flusso di persone diretto in Francia. Lo Stato italiano, che non ama luoghi né spazi di autegestione, fa rispettare la sua legge e “riconsegna regolarmente alla proprietà” i locali del sottochiesa. La Chiesa, proprietaria dei locali; le sue cooperative che andranno a guadagnarci dalla gestione del luogo aperto a Oulx. Le attività commerciali di Claviere, che sperano di vedere così scomparire i migranti di passaggio diretti in Francia che rovinano il turismo.
Il fabbro di Gravere, che si è fatto i soldi mettendoci le griglie alle finestre. L’impresa che ha sgomberato fisicamente il luogo e buttato tutto in discarica.
Ognunx ha le sue responsabilità. Non ce lo dimentichiamo.

Invitiamo tuttx ad azioni diffuse. Contro le frontiere, e il loro dispositivo. Ricordiamo inoltre che la Chiesa ha comunque un ruolo di primaria importanza nel nostro sgombero.

La lotta alle frontiere non si arresta.
Il primo apputamento è sotto le mura del CPR di Torino, questa domenica, ore 16.