PER UN MONDO SENZA FRONTIERE NE’ AUTORITARISMI

25 settembre 2018 Non attivi Di passamontagna

Questa è una zona di frontiera. Una frontiera che separa, seleziona, uccide.

Le merci si muovono indisturbate su strade, rotaie, navi e aerei, attraversando confini, stati, barriere. Le persone no.

Queste valli sono attraversate ogni giorno da decine di persone che vogliono poter scegliere semplicemente dove continuare la loro vita, spesso dopo essere fuggite da situazioni insostenibili come guerre, povertà e sfruttamento.
Ogni giorno, la polizia, braccio armato dello stato, attua una “caccia al migrante” su treni, pullman, strade e sentieri che portano in Francia per impedire a queste persone di fare liberamente le proprie scelte.

Questa valle da decenni vive sulla propria pelle la devastazione portata dalla costruzione di grandi infrastrutture per il trasporto e la connessione fra Francia e Italia come il TAV, la linea ferroviaria ad alta velocità che vorrebbe portare merci e persone (selezionate) da Torino a Lione. Quello del TAV è progetto inutile, un’ opera avviata solo per i grandi interessi economici dei suoi promotori a discapito di tutti gli altri, di chi qui vi vive e di un territorio che viene massacrato.
Sembra che in questi giorni i lavori di allargamento del cantiere, aperto per la realizzazione del TAV, stiano ricominciando. Ancora una volta sono gli interessi economici e politici a dettare la linea.

Salvini chiude i porti ai migranti e si diverte a fare politica sulla pelle di chi ha meno possibilità di difendersi.

I vari politicanti europei, messi in difficoltà dalla generale crisi economica, politica e sociale, hanno trovato nel “migrante” il capro espiatorio perfetto per giustificare le proprie politiche securitarie e di controllo. Mentre le merci corrono indisturbate i politici continuano il loro gioco elettorale e qui come ovunque la frontiera continua a uccidere e separare.

La frontiera uccide su queste montagne come a Ventimiglia, a Como e al Brennero. Ad ogni frontiera che separa l’ Italia dai paesi confinanti ci sono persone che rischiano la vita quotidianamente per fuggire la polizia e i suoi sistemi di controllo.
La frontiera uccide in Libia e nel Mediterraneo grazie al sistema di detenzione e controllo finanziato dai governi europei.
Uccide all’ interno dei centri di detenzione e del sistema dell’ accoglienza, messo in piedi con l’ obiettivo di controllare il “migrante” infantilizzandolo e rendendolo dipendente dal sistema che lo gestisce in ogni aspetto della sua vita.
Uccide nei CPR, le prigioni per senza documenti, che giocano un ruolo chiave nel meccanismo di deportazione verso i paesi di partenza.
Uccide con lo sfruttamento nei campi agricoli da nord a sud dell’ Italia.

La frontiera è un dispositivo di selezione e controllo che apre e chiude le sue maglie a seconda degli interessi economici e politici del momento.

Questo dispositivo per chi è in queste strade oggi non deve esistere e deve essere attaccato.